L’istruzione artistica – nell’ambito di studi secondari ma anche di quelli superiori – è normata da un quadro legislativo imperniato sulla legge Gentile; i provvedimenti legislativi dei primi anni Venti hanno attuato il passaggio al Ministero della Pubblica Istruzione di “tutti gli istituti ed enti che hanno il fine di promuovere l’arte” ma hanno mantenuto la distinzione tra due rami delle scuole artistiche (istituti d’arte e licei artistici) frutto di una situazione storica imperniata su un modello accademico di insegnamento delle arti e sulle nuove realtà professionali sorte in seguito alle prime forme di industrializzazione emerse alla fine dell’Ottocento. Ciò vedrà gli istituti d’arte ereditare la tradizione delle scuole di arti e mestieri, le scuole di disegno o di arte applicata all’industria – storicamente il prodotto di iniziative private e, prima della riforma Gentile, sotto la tutela del Ministro dell’Industria – e i licei artistici continuare la tradizione degli istituti di belle arti, parte integrante delle Accademie di Belle Arti e quindi incentrate sulla formazione dell’artista e sottoposte alla tutela del Consiglio Superiore per i Monumenti e per le Opere di Antichità e d’Arte, riproponendo la dicotomia tra arti maggiori e arti minori.

La struttura in verticale prevista dalla riforma del 1923 per il primo ramo – articolato in Scuola d’arte(tre anni di “avviamento” dopo la scuola elementare) in stretta successione con il corso di tre anni dell’Istituto d’arte (che termina con il diploma di maestro d’arte) per concludersi nell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) – non si stabilì completamente. Gli ISIA sarranno promulgati solo nel 1974 e la gerarchia verticale funzionò per il primo segmento fino al 1962, anno dell’istituzione della scuola media unica che vide le scuole d’arte trasformarsi in scuole medie annesse o dal 1965 in istituti d’arte.

Gli istituti d’arte che nella riforma Gentile avevano il fine di “addestrare al lavoro e alla produzione artistica, a seconda delle tradizioni, delle industrie e delle materie prime della regione”, esercitando i giovani in “lavori originali d’arte applicata” e fornendo loro la “cultura necessaria a formare capi d’arte” sposteranno questo legame con le attività artigianali tradizionali – mantenuto fino agli anni Sessanta – verso una progressiva trasformazione dei propri obiettivi e curricula seppur nel quadro degli ordinamenti originari.

L’inizio degli anni Settanta vede l’introduzione del biennio sperimentale come prosecuzione del triennio degli istituti d’arte, l’istituzione della maturità d’arte applicata e l’opportunità di accesso alle facoltà universitarie. Il biennio integrativo, di impostazione liceale, necessario per la prosecuzione degli studi a livello universitario non si limita a sostenere il monte ore delle materie generali ma sposta l’obiettivo anche di quelle di indirizzo. In esso è possibile ravvisare gli echi del dibattito sulla didattica del basic design, una riconsiderazione del nesso teoria-prassi e la necessità dell’apprendimento di una metodologia progettuale per la pratica professionale. Si consolidano, così, negli istituti d’arte le pratiche progettuali legate al disegno industriale, alla fotografia e alla pubblicità, al design grafico e alla comunicazione visiva.

Dalla fine degli anni Ottanta si intensifica a livello ministeriale l’elaborarazione di quadri ordinamentali e curriculari tesi a sperimentare un corso quinquennale organico in sintonia con tutto il sistema dell’istruzione secondaria superiore (Progetto Leonardo, Brocca, Michelangelo). Questi progetti sperimentali sono stati adottati e testati da molte scuole ma sui risultati di queste sperimentazioni poco si è riflettuto nel formulare, per l’istruzione artistica con i successivi proposte legislative, un quadro organico di riforma.

Con l’entrata in vigore della riforma della scuola secondaria superiore nell’anno scolastico 2009/10 gli Istituti Statale d’Arte e i Licei Artistici Statali vengono riuniti in un percorso scolastico comune che è quello del Liceo Artistico che prevede al suo interno la possibilità di attivare 6 indirizzi: (Architettura e Ambiente, Arti Figurative, Audiovisivo e Multimediale, Design (con vari sotto-indirizzi), Grafica e Scenografia.

Il Liceo Artistico Galvani ha attivato ad ora gli indirizzi di Architettura e Ambiente, Arti Figurative, Audiovisivo e Multimediale, Design e Grafica di cui si riportano in allegato le scansioni orarie previste dalla riforma.

Per approfondire: 

Ilario Luperini, L’arte a scuola. Formazione artistica e riforma, Edizioni ETS, Pisa 2002. 

Lidia Branchesi, Enrico Crispoti, Marisa Dalai Emiliani (a cura), Arteinformazione. L’identità italiana per l’Europa, Meridiana Libri / Donzelli, Roma 2001. 

Nikolaus Pevsner, Le accademie d’arte, Einaudi, Torino 1982 (orig. 1940).


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